Dal 2 all’8 marzo, la mostra fotografica “Nome in codice: Caesar – Detenuti siriani vittime di tortura” è stata portata a Milano con l’organizzazione congiunta di CELIM e Zeppelin.
Allestita negli spazi dell’Ex Fornace Gola, l’esposizione ha ottenuto il patrocinio del comune di Milano.

GLI ORGANIZZATORI

CELIM Onlus  In Africa, nei Balcani e in Medio Oriente gestiamo progetti di cooperazione internazionale; in Italia promuoviamo il volontariato, la partecipazione alla gestione dei beni comuni e l’integrazione.

ZeppelinAssociazione culturale senza scopo di lucro che ha l’obiettivo di promuovere e diffondere la conoscenza dei temi legati alle relazioni internazionali e alla geopolitica.

I PROMOTORI

  • Amnesty International
  • FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana)
  • FOCSIV (Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario)
  • Unimed (Unione delle Università del Mediterraneo)
  • Un ponte per…
  • Articolo 21

Oltre la mostra

Seppur sulla carta la Siria sia riconosciuta come una Repubblica, di fatto il Paese è governato da un regime autoritario giunto al potere con un colpo di Stato militare operato nel 1970 da Hafez al-Assad, padre dell’attuale Presidente Bashar al-Assad.

Nel marzo 2011, sulla scia della Primavera Araba e dopo la tortura da parte dei servizi di sicurezza siriani di alcuni bambini di Deraa colpevoli di aver scritto slogan anti-regime sui muri della scuola, milioni di persone sono scese in piazza in tutto il Paese animando numerose proteste pacifiche.
Le richieste dei manifestanti erano semplici: scarcerazione dei prigionieri politici, diritti, libertà e riforme; ma il Presidente Bashar al Assad, che guidava la Siria col pugno di ferro dal 2001 dopo essere succeduto al padre, decise di rispondere con la forza.
In nome della lotta al terrorismo, l’esercito represse le manifestazioni, uccidendo centinaia di persone. Com’era prevedibile, l’escalation di violenza portò la popolazione a ritrarsi nelle proprie identità, risvegliando antichi antagonismi di natura prettamente etnica che hanno contribuito a frammentare il fronte della rivolta.

Questi, inoltre, sono stati aggravati dalla natura stessa della bilancia politica siriana, dove il potere è nelle mani di un regime alawita – religione del 10% della popolazione – che ha governato in maniera autoritaria su una popolazione per il 74% di religione sunnita. In questo contesto, definitivamente mutato ormai in una sanguinosa guerra civile, nacque il Free Syrian Army (Esercito Siriano Libero), il quale ottenne l’appoggio occidentale, turco, saudita e qatariota.
Tuttavia, l’attenzione di questi ultimi si rivolse presto ai gruppi islamisti, decretando l’inizio dell’isolamento dell’FSA secolare, culminato con infiltrazioni jihadiste dall’estero che portarono all’affermazione di gruppi estremisti come Al-Nusra e, infine, ISIS.

La Siria è così divenuta una complicata scacchiera in cui poteri regionali e globali giocano guerre per procura. La diplomazia ha tentato, con vari colloqui di pace, di formare un governo di transizione che porti a elezioni, a una nuova Costituzione e a un cessate il fuoco nazionale.
Ma, finora, i colloqui sono tutti falliti.

Caesar è lo pseudonimo attribuito ad un ex ufficiale della polizia militare siriana, il cui incarico era fotografare i corpi delle persone morte nei centri di tortura di Damasco.

Prima dello scoppio della rivolta, questa procedura era la norma e serviva a documentare le scene di crimini o incidenti in cui erano coinvolti dei militari; con l’inizio della rivoluzione i servizi segreti hanno semplicemente continuato questa macabra routine di classificazione.
Dal maggio 2011 all’agosto 2013, giorno dopo giorno, Caesar ha copiato i file con le immagini che documentano con raccapricciante precisione la morte e le pene subite dai detenuti nelle carceri di Bashar al-Assad: corpi torturati, massacrati, ustionati, violentati, alcuni di questi hanno le orbite svuotate, i denti rotti, le ferite infettate dal pus; tutti avevano un numero identificativo sulla pelle.

Nell’estate del 2013 Caesar diserta dall’esercito e lascia di nascosto la Siria portando con sé 53.275 fotografie.
Oltre ai corpi, le foto mostrano documenti di accompagnamento delle salme, ordini impartiti dalle forze di sicurezza di stilare certificati di morte falsi e di cremare i corpi, indicazioni di cancellare dall’anagrafe i dati riguardanti le vittime.

Dalle migliaia di immagini, ne sono state selezionate una trentina, che costituiscono la mostra, già esposta al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, al Memorial dell’Olocausto a Washington, al Parlamento Europeo di Strasburgo e in Italia a Roma e Napoli.
Autenticate da varie Commissioni d’inchiesta indipendenti, le foto costituiscono le prove per (futuri) processi per crimini di guerra e contro l’umanità.

  • Stephen Rapp, giurista di fama internazionale che si è occupato, con altri, del caso Caesar
  • Le prove contro il regime di Bashar al-Assad sono più solide di quelle che si avevano contro Milošević e Taylor (entrambi condannati)

Foto e video dagli eventi organizzati durante l'esposizione

3 marzo - Evento di inaugurazione
3 marzo - Evento di inaugurazione
4 marzo - Rappresentazione teatrale e proiezione del film "Autoritratto siriano"
4 marzo - Rappresentazione teatrale e proiezione del film "Autoritratto siriano"
4 marzo - Rappresentazione teatrale e proiezione del film "Autoritratto siriano"
7 marzo - Rappresentazione teatrale e presentazione del libro "La macchina della morte" di Garance La Caisne
7 marzo - Rappresentazione teatrale e presentazione del libro "La macchina della morte" di Garance La Caisne
7 marzo - Rappresentazione teatrale e presentazione del libro "La macchina della morte" di Garance La Caisne
7 marzo - Rappresentazione teatrale e presentazione del libro "La macchina della morte" di Garance La Caisne
8 marzo - Conclusione con il dibattito "Diritti umani e delle donne violati in Siria"
8 marzo - Conclusione con il dibattito "Diritti umani e delle donne violati in Siria"

VIDEO INTEGRALE DELL’EVENTO DI INAUGURAZIONE

VIDEO INTERVISTA DI RAI NEWS A MAZZN ALHUMMADA,  SOPRAVVISSUTO

VIDEO INTEGRALE DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “LA MACCHINA DELLA MORTE” DI GARANCE LA CAISNE

VIDEO INTEGRALE DEL DIBATTITO “DIRITTI UMANI E DIRITTI DELLE DONNE VIOLATI IN SIRIA” CON ALMUDENA BERNABEU E ASMAE DACHAN

Piccola rassegna stampa

  • Siria. Parla Mazen, torturato nelle carceri di Assad: “Morii dentro quando mi fecero urinare sui cadaveri ammassati in bagno”. Leggi l’articolo
    Il Fatto Quotidiano – Shady Hamadi, 3 marzo 2017
  • Ritratti di orrore e sangue Scatti sulla guerra in Siria.
    Trenta clic sul conflitto in Medio Oriente in mostra da domani all’ex fornace Gola sul Naviglio Pavese. Leggi l’articolo
    Il Giornale – Giovanni Masini, 1 marzo 2017

 

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