Un soffio di gas: la rivoluzione nella vita delle comunità di Limuru e Lari è arrivata così. Stop all’acquisto della legna e delle bombole di gas. Ambiente più salubre. Più tempo da dedicare alla famiglia. Gli impianti di biogas, installati nell’ambito del progetto Milky, hanno fatto fare un salto di qualità nella vita di numerosi keniani. A confermarlo gli stessi beneficiari che ieri, 17 luglio, hanno incontrato una delegazione di Caritas Internationalis (guidata da Alfonso Apicella, Global campaign and youth engagement), accompagnata sul posto da rappresentanti di Caritas italiana (capofila) e CELIM.

«Il progetto – spiega Angela Mariotti, volontaria CELIM in Kenya – prevede la costruzione di 30 impianti che producono biogas a partire dal letame delle mucche. Di questi, nove sono già stati ultimati e undici sono in fase di realizzazione. Altri dieci saranno costruiti entro breve. La qualità della vita dei beneficiari è nettamente migliorata da quando i primi “digestori” di biogas sono entrati in funzione».

Il primo grande vantaggio è quello economico. «In passato – osservano alcuni beneficiari -, per cucinare eravamo costretti ad acquistare le bombole di gas o il legno. Legna e bombole erano uscite importanti per i nostri bilanci. Il biogas ottenuto grazie ai liquami è invece più economico. Non solo, ma il letame utilizzato per produrre biogas può essere reimpiegato per fertilizzare i campi. Con un ulteriore risparmio sull’acquisto di fertilizzanti».

A trarne vantaggio è anche la salute. Bruciare legna in casa produce fumi che, a lungo andare, sono nocivi. «Il biogas è pulito – conclude Angela Mariotti –, quando brucia non inquina come la legna. Le famiglie sono felici di avere un ambiente domestico più salubre. Nel tempo si ridurranno anche i problemi di salute legati alla respirazione. La risposta da parte dei keniani è positiva. Questo ci aiuterà nel portare a termine il progetto».

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