«Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale». Nel corso della sua visita in Madagascar, papa Francesco ha lanciato un duro monito a favore di politiche che sappiano promuovere la crescita sociale ed economica nel rispetto dell’ambiente. Il pontefice ha citato la «Laudato si’» per riaffermare che «non possiamo parlare di sviluppo integrale senza prestare attenzione alla nostra casa comune e prendercene cura».

«Non si tratta solo di trovare gli strumenti per preservare le risorse naturali, ma di cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali», ha ribadito Francesco nel primo discorso pronunciato da Antananarivo e rivolto alle autorità del Paese.

«La vostra bella isola del Madagascar è ricca di biodiversità vegetale e animale, e questa ricchezza è particolarmente minacciata dalla deforestazione eccessiva a vantaggio di pochi», ha denunciato il Papa, secondo il quale «il suo degrado compromette il futuro del Paese e della nostra casa comune».

«Come sapete, le foreste rimaste sono minacciate dagli incendi, dal bracconaggio, dal taglio incontrollato di legname prezioso – ha proseguito il Santo Padre -. La biodiversità vegetale e animale è a rischio a causa del contrabbando e delle esportazioni illegali. È vero che, per le popolazioni interessate, molte di queste attività che danneggiano l’ambiente sono quelle che assicurano per il momento la loro sopravvivenza», ha ammesso Francesco. Di qui l’importanza di «creare occupazioni e attività generatrici di reddito che siano rispettose dell’ambiente e aiutino le persone a uscire dalla povertà».

Le parole pronunciate da papa Francesco valgono certamente per il Madagascar, ma toccano anche gran parte dei Paesi in via di sviluppo in America Latina, Africa, Asia ed Europa. CELIM, organizzazione laica di ispirazione cristiana, cerca di strutturare i progetti in corso proprio perseguendo uno sviluppo che tenga insieme il rispetto per l’ambiente e la tutela dei diritti delle persone.

A partire dall’Albania, dove la conservazione delle aree naturali è portata avanti in parallelo con la realizzazione di attività economiche che rispettino e facciano leva sulle risorse ambientali. Per proseguire con il Kenya dove l’allevamento di bovini è diventato uno strumento per promuovere l’emancipazione femminile e fonti energetiche naturali. E, ancora, in Zambia, con la coltivazione della moringa, pianta dalle mille proprietà che può assicurare fonti di reddito aggiuntive per i contadini locali. Il Mozambico dove si stanno sviluppando le tecniche dell’apicoltura e della piscicoltura che sfruttano, rispettandole, le potenzialità dell’ecosistema per sostenere le popolazioni locali.

CELIM è convinto, come ha affermato il papa, che «non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future».