Perché investire nella piscicoltura? Da dove nasce l’idea? I pesci sono una parte importante della cultura e della cucina del Mozambico. In una nazione povera, ma con 2.400 chilometri di coste, la cucina di pesce è al centro della gastronomia locale. Crostacei e molluschi mozambicani sono tra i migliori del mondo, a detta dei buongustai.

Su questa tradizione millenaria si è poi innestata l’influenza degli ex colonizzatori lusitani. Da sempre i portoghesi hanno un rapporto privilegiato con il mare e con i pesci. Il baccalà è il loro piatto forte. Ma i sapori e i saperi lusitani hanno avuto una ricaduta profonda nella gastronomia locale che echeggia nella popolarissima matata, una specialità di Maputo a base di cozze e vongole cotte nel vino di Porto, insieme ad arachidi tritate e teneri germogli di frutti.

Nella cucina mozambicana si avvertono anche i sapori della lontana India, con cui pescatori e mercanti della costa hanno intessuto relazioni secolari. Si possono riconoscere nei diversi modi di cucinare il caril (curry) e nelle composte di mango e altri frutti, preparate per condire i piatti di carne.

La pesca è l’attività principale dalla baia di Maputo, quasi al confine con il Sudafrica, fino all’arcipelago di Quirimbas, nell’estremo nord del Paese. Questa trentina di isole, note con l’appellativo di Isole Fortunate, costituiscono un santuario naturale quasi incontaminato e assai poco popolato: Ibo, con appena 400 abitanti, è una delle principali. Si dice che qui abbia soggiornato l’esploratore portoghese Vasco de Gama durante la circumnavigazione dell’Africa e i villaggi portano ancora i segni della lunga dominazione portoghese.

Una scommessa vinta

Scommettere sulla pesca, anche di pesci di acqua dolce, non è quindi un azzardo. È un modo per inserirsi nella cultura locale. Per questo motivo, CELIM, in collaborazione con Cosv, ha dato vita a un progetto che fa leva proprio sulla piscicoltura. L’obiettivo è, non solo creare allevamenti di acqua dolce, ma anche un’avanotteria, un centro di produzione del mangime da scarti agricoli, la formazione di 100 piscicoltori e la costruzione di forni ed essiccatoi.

«Il progetto – spiegano i responsabili di CELIM – si inserisce in una serie di iniziative che, entro il 2021, intendono ridurre il tasso di denutrizione della popolazione locale attraverso l’aumento, la diversificazione della produzione agricola, la trasformazione e la vendita in loco dei prodotti. La piscicoltura, insieme all’apicoltura, sono strumenti aumentare il reddito delle famiglie degli agricoltori e aiutarli a far fronte ai cambiamenti climatici. Nel rispetto di antiche tradizioni locali».

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