«La siccità ha colpito duro e la gente soffre. Gli stessi capi tradizionali confermano che si sta vivendo un momento particolarmente difficile». Così Manuel Castelletti, project manager di CELIM, sintetizza la situazione in Zambia. Nel 2019, la regione ha sofferto una prolungata assenza di piogge che hanno causato una forte siccità. Secondo il World Food Programme, 2,3 milioni di persone nel Paese vivono una situazione di grave insicurezza alimentare e necessitano di assistenza umanitaria. «La Western Province, la regione in cui operiamo come CELIM, ha sofferto in modo particolare – continua Manuel -. Nel 2019 le precipitazioni sono state scarsissime. Qualche temporale si è registrato in aprile. Ma poca cosa».

La drammaticità della situazione è rappresentata dall’annullamento del Kuomboka, il tradizionale viaggio del re tradizionale dell’etnia lozi che su speciali imbarcazioni si sposta nella savana inondata per trasferirsi dalla residenza della stagione secca a quella della stagione delle piogge. «In passato era già avvenuto che la cerimonia fosse annullata – osserva Manuel -, quest’anno però era desolante vedere la savana secca, le piante gialle, l’aridità che avvolgeva tutto».

I lozi hanno subito pesantemente il calo di produzione di riso e mais e la scarsità di pesce. «La mancanza di acqua – spiega Manuel – ha ovviamente penalizzato le colture di riso. Solo chi ha piantato varietà che crescono anche senz’acqua ha avuto un raccolto decente. Chi ha piantato la varietà tradizionale ha avuto rendimenti molto bassi». Ciò ha inciso sulle entrate delle persone perché il riso tradizionalmente viene venduto per ottenere un surplus di entrate. Quest’anno non ci saranno.

Ancor peggio è andata per il mais. «La carenza di piogge, soprattutto nel momento della crescita del mais – osserva Manuel -, ha fatto crollare la produzione. I prezzi di un sacco di farina di mais è raddoppiato. Il dramma è che questa farina è la base dell’alimentazione locale e la carenza mette in crisi tutto il sistema nutrizionale. Molti contadini si recavano in città a vendere la carbonella (ottenuta tagliando, spesso illegalmente, le piante) per poter acquistare farina».

Il governo ha iniziato a vendere sacchi di farina a prezzi calmierati. «Ho visto code lunghissime di contadini davanti alla sede del distretto provinciale per accaparrarsi sacchi a costo modico», ricorda Manuel.

Anche la pesca ha dato pochi frutti. Solitamente vengono presi i pesci rimasti nelle pozze lasciate dal ritiro dello Zambesi. Ma quest’anno le pozze erano poche, i pesci scarsi. I pescatori hanno preso tutto quello che potevano, compresi gli avannotti, mettendo così una seria ipoteca sulla pesca degli anni futuri. L’assenza di precipitazioni ha ridotto anche la produzione di elettricità. Per ovviare alla carenza di corrente, nei villaggi è aumentata la produzione di carbonella che, però, quando brucia è inquinante perché produce elevate quantità di particolato e di anidride carbonica.

In questo contesto, CELIM ha lavorato su più fronti. «Abbiamo distribuito i semi di miglio – conclude Manuel -, è una pianta resistente alla siccità e, prima dell’arrivo dei colonizzatori, era la base dell’alimentazione locale. Abbiamo anche promosso la diffusione della moringa (pianta che ha grandi proprietà nutritive) e della patata dolce (che essiccata può essere venduta e offrire un valore aggiunto ai contadini). Abbiamo anche promosso la realizzazione di orti sostenibili. Si è notato che i contadini che avevano fatto l’orto hanno risposto meglio alle sfide della siccità. In Africa, la siccità è sempre esistita. Qui però siamo di fronte a un fenomeno diverso. Ondate di caldo torrido, alternate a scarse precipitazioni mettono a dura prova il sistema produttivo tradizionale. I sistemi che tradizionalmente vengono impiegati per fare fronte a questi fenomeni non bastano più. Serve un’azione globale che si fonda con azioni mirate a livello locale».