È una pianta grassa dalle mille proprietà. L’aloe può essere una risorsa importante per l’Africa e per il Kenya in particolare. Almeno 63 specie di aloe sono state registrate nel Paese, di cui circa il 50% sono endemiche. E allora perché non scommettere su questa pianta «miracolosa»? CELIM attraverso il progetto «Coltivare il futuro – Filiere agricole ecosostenibili» sta puntando sull’aloe come coltivazione alternativa (e redditizia) per gli agricoltori keniani anche per sostenerli di far fronte ai cambiamenti climatici in atto.

Pianta medicamentosa

L’aloe è una specie robusta, abituata ai climi aridi e semiaridi dell’Africa, della Penisola araba e del Madagascar. È considerata la regina delle piante medicinali. Il suo uso è antichissimo. Le proprietà erano già conosciute dagli antichi Greci e Romani che la usavano come rimedio contro le scottature e le ferite. Nei secoli però si è scoperto che il suo campo di azione è vastissimo: stimolante biologico, depurativo, disintossicante, supernutriente, immunostimolante, antisettico e antinfiammatorio. Svolge anche un’azione calmante e lenitiva sui tessuti infiammati, riducendone dolore e gonfiori. Si usa per curare punture di insetti, allergie da contatto, dermatiti, eczemi, eritemi, pruriti del cuoio capelluto, micosi e afte delle bocca. Per la sua ricchezza di vitamine e sali minerali ed enzimi proteolitici, l’aloe è ottima anche come trattamento antiforfora e anti psoriasi. Si può usare perfino come maschera illuminante, come struccante e come trattamento contro le smagliature.

Reddito alternativo

In Kenya, CELIM lavora per sostenere i gruppi agropastorali della contea di Laikipia. Assiste, in particolare, 770 contadini aiutandoli a costruirsi competenze agronomiche e migliorando il loro accesso alle fonti idriche. In questi primi mesi da quando è stato attivato il progetto, CELIM ha avviato studi per impiantare nuove coltivazioni come il fico d’India e, appunto, l’aloe. Entrambe sono in grado, da un lato, di resistere ai cambiamenti climatici, perché si tratta di specie particolarmente robuste, e, dall’altro, di offrire opportunità di reddito alternative alle coltivazioni tradizionali. La loro trasformazione permette di ottener entrate supplettive che garantiscono alle famiglie la possibilità di migliorare le loro condizioni di vita.

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