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    Pesca di fiume in Mozambico

    Non donarmi un pesce, insegnami a pescare

Gruppi di pescatori lungo un’ansa del fiume Zambesi
  • Nella provincia della Zambezia, una delle aree più povere del Mozambico, scorre impetuoso lo Zambesi, il fiume più grande a sfociare nell’Oceano Indiano. Qui la pesca, di fiume e di lago, è una delle attività più praticate e rappresenta la principale fonte di sostentamento per la maggior parte delle famiglie; il suo sviluppo resta tuttavia rallentato per mancanza di mezzi e formazione.

    Obiettivo di progetto: migliorare il settore della pesca fluviale di piccola scala così che, da carattere di mera sussistenza, possa diventare un’importante fonte di reddito per i pescatori, i commercianti del pesce e le loro famiglie nei distretti di Mopeia e Morrumbala.

  • 18 centri di pesca coinvolti
    nelle attività

    450 pescatori e commercianti formati

    1 mercato del pesce costruito a Mopeia

Accanto ad una pesca di mera sussistenza, spesso appena sufficiente a garantire il consumo personale o famigliare, viene praticata anche una pesca artigianale che utilizza imbarcazioni inadeguate e pericolose, con tecniche poco efficienti e poco sostenibili, come l’uso di reti a maglia stretta. Queste, intrappolando anche i pesci più piccoli, compromettono la capacità di rigenerazione degli ecosistemi fluviali.
Si pesca per la sopravvivenza, sì, ma si mette anche a rischio la propria vita: la gente del luogo usa tronchi cavi per solcare le acque ma questi, stretti e poco profondi, sono molto instabili e così, non di rado, coccodrilli e ippopotami banchettano con i pescatori più sfortunati.

Tronchi cavi sono le tipiche imbarcazioni locali

La pesca non dovrebbe essere questione di vita o di morte ma, di fatto, lo è.

Anche il commercio del pesce è fermo. I piccoli pescatori non sempre riescono a salvare fino a riva quel che hanno pescato e, quando succede, devono misurarsi con la scarsità di refrigeratori e la distanza dai mercati; fattori che vanificano l’uscita in mare e l’integrità del pescato.
Le necessità dunque sono tante: corsi di falegnameria per costruire barche adeguate e corsi sulla corretta conservazione del pesce, ma anche incontri di sensibilizzazione per far comprendere la necessità di metodi di pesca che non distruggano l’ecosistema acquatico.

Reti a strascico e maglia stretta imprigionano anche i pesci più piccoli. Significa che le generazioni future non avranno più pesce da pescare. E da mangiare.

Martim, pescatore del villaggio di Chimuara

Per poter rispettare la natura ci vogliono gli strumenti.

Maembo fa il falegname. Lo abbiamo selezionato per il corso in cui mostriamo come fabbricare imbarcazioni abbastanza larghe da contenere più persone, le attrezzature e anche un contenitore frigorifero dove conservare il pescato. Maembo è diventato il nostro vice-capo falegname: si sposta in lungo e in largo per le rive dello Zambesi e spiega ai gruppi di pescatori le tecniche costruttive che ha appreso.
La diffusione di tecniche migliorate o innovative di pesca, trasformazione e conservazione del pesce anche tra quelli che non partecipano direttamente alle nostre formazioni è resa possibile dai Centri Comunitari di Pesca che sosteniamo.

Senza il coinvolgimento diretto dei beneficiari, le nostre attività si ridurrebbero ad uno sterile insegnamento.

Le attività realizzate hanno già avuto un impatto tangibile: grazie alle competenze acquisite attraverso i corsi, le dimostrazioni pratiche e la formazione sul campo, i pescatori e i commercianti con cui stiamo lavorando hanno già aumentato la redditività.  Inoltre, l’accesso al credito attraverso i Gruppi di Risparmio e Credito Rotativo creati, permette loro di continuare ad investire nel miglioramento e nell’innovazione del settore: questo è, in concreto, quel che per noi significa Impact to change.
L’inclusione nelle attività dei gruppi sociali più vulnerabili, ovvero donne e addetti del settore a più basso reddito, sostiene la loro emancipazione economica e sociale.
Nel tempo infine vedremo i risultati della consapevolezza diffusa sull’importanza della conservazione degli ecosistemi fluviali e sui rischi legati a tecniche di pesca non sostenibili.

  • Mi chiamo Marco Andreoni, ho 42 anni, 26 trascorsi in Africa, e sono responsabile del progetto.
Gruppo di Credito Rotativo di Mopeia

Sintesi schematica del progetto

Il progetto si propone di migliorare le condizioni di vita delle comunità di pescatori nei distretti di Mopeia e Morrumbala, ovvero:

  • aumentare la produttività del settore attraverso:
    incontri di formazione per costruire imbarcazioni migliorate e per rendere più efficienti le tecniche di pesca e di lavorazione del pescato, miglioramento dei sistemi di conservazione e potenziamento delle reti commerciali, perfezionamento della gestione del settore a livello di organizzazioni comunitarie (attraverso Centri Comunitari di Pesca e Gruppi di Risparmio e Credito rotativo)
  • promuovere lo sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche attraverso: strumenti e tecniche di pesca meno invasivi, essiccatoi e affumicatoi che consentono di usare meno carbone
  • sensibilizzare sull’importanza del consumo di prodotti di qualità attraverso: materiale informativo, incontri di educazione nutrizionale
  • promuovere l’uguaglianza di genere attraverso l’accesso al credito per le donne che operano nel settore.

Beneficiari diretti: 4.050 persone in 18 Centri di Pesca.
Beneficiari indiretti: 31.860 tra pescatori, commercianti e loro familiari.

  • Titolo Progetto
    Promozione della pesca fluviale di piccola scala nei distretti di Mopeia e Morrumbala

    Responsabile Progetto
    Marco Andreoni, mozambique@celim.it

    Date
    marzo 2014 / agosto 2017

  • Partner
    IDPPE (Instituto Nacional de Desenvolvimento da Pesca de Pequena Escala)

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    Brochure

Finanziatori del progetto
  • Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo
  • ARCIDIOCESI DI MILANO