Il Roma Resource Center (RRC) è un’organizzazione attiva nella Macedonia del Nord dal 2010. “Da quindici anni lavoriamo a supporto della comunità Rom e dal 2019 collaboriamo con CELIM”, dice Sebihan Demirovski, referente dell’organizzazione.

In qualità di partner locale del progetto Securing Decent Living conditions for Roma households in Prilep Municipality –SDLR”, finanziato dall’Unione europea e co-finanziato dalla Fondazione Prosolidar, il Roma Resource Center si occupa di diversi ambiti della vita della comunità Rom nell’insediamento informale di Trizla. “Dalla sicurezza e legalità delle abitazioni, all’accesso all’acqua potabile, allo studio e al mercato del lavoro. Fino all’assistenza sanitaria” spiega Demirovski.

All’interno della municipalità di Prilep sono circa 6 mila i membri della comunità Rom che vivono in condizioni precarie. “Nell’ambito del progetto il RRC ha ricostruito abitazioni, lavorato per aumentare la frequenza della scuola e fornito corsi di formazione professionale utili a migliorare le condizioni di lavoro per una maggiore integrazione con gli altri abitanti dell’area”, continua Demirovski.

Per il supporto medico il 2025 è stato un anno importante. “Verso maggio abbiamo consegnato all’ospedale di Prilep una clinica mobile totalmente attrezzata, non solo per le emergenze”, racconta.

Per diverse ragioni la maggior parte dei membri della comunità che vive negli insediamenti rimane esclusa dalle cure mediche. “C’è chi non si può permettere di raggiungere l’ospedale e chi non ha un’assicurazione sanitaria”, spiega Demirovski. Con la clinica mobile l’accesso alle cure mediche di base viene garantito e check-up periodici possono essere effettuati direttamente sul campo.

“In questo modo per la prima volta è l’ospedale che va dalle persone e non viceversa”, aggiunge. Due volte al mese, per la precisione. L’iniziativa è stata accolta favorevolmente dalla comunità, come anche dalle istituzioni locali come la municipalità e l’ospedale.

“Tutto è partito dopo il Covid”, continua Demirovski. Per capire l’impatto della pandemia sulle persone Rom che abitano la zona, il RRC ha condotto una serie di studi dai quali è emersa una mancanza di supporto e strumentazione adeguata a rispondere all’emergenza sanitaria, e non solo.

“Per prima cosa è emersa l’esigenza di avere più mediatori sanitari”. Come spiega Demirovski, la figura del mediatore sanitario è fondamentale in Macedonia del Nord in quanto punto di contatto tra la comunità, le strutture mediche, le istituzioni sanitarie e tutto ciò che gravita intorno al tema.

“Non è un medico, ma un supporto diretto per chi ha problemi con l’assicurazione sanitaria, o difficoltà di accesso alle istituzioni sanitarie. Il personale medico non ha accesso alla comunità se questa non è organizzata, dunque il mediatore fa da punto di riferimento” dice Demirovski. Allo stesso tempo, il mediatore sanitario sensibilizza e promuove la prevenzione e l’assistenza medica all’interno della comunità.

“Un tempo c’era solo una persona per una comunità di circa 6 mila persone, ma nell’ambito del progetto e grazie alla collaborazione del Ministero della Salute siamo riusciti ad inserire una nuova figura a supporto della precedente” continua.

Il raggiungimento di questi risultati è il frutto dell’impegno e della devozione dei collaboratori alla causa di una maggiore integrazione della comunità Rom. “Per una cooperazione efficace è necessario avere la fiducia delle persone da un lato, e quella delle istituzioni dall’altro. E non può esserci se una componente manca”, dice Demirovski.

Per garantire che le iniziative implementate a favore della comunità Rom continuino a funzionare a lungo termine anche oltre la fine del progetto, le autorità locali hanno sottoscritto un piano di azione per i prossimi cinque anni.

“In questo modo la clinica continuerà a recarsi negli insediamenti due volte al mese come avviene ora, mentre pensiamo già ai prossimi passi: il tracciamento e l’inserimento nel sistema delle persone che non sono registrate, che non hanno documenti e che non possono accedere alle cure”, conclude.

Articolo di Agnese Stracquadanio

  • Progetto cofinanziato da:
    Unione Europea e Fondazione Prosolidar