Una pianta infestante può diventare una risorsa. E ciò grazie a un progetto che CELIM ha avviato, insieme a Ipsia, nella contea di Laikipia, nel Nord del Kenya. Negli ultimi anni, il fico d’India, anche grazie al cambiamento climatico, ha invaso numerosi terreni. Gli spazi, un tempo dedicati alle coltivazioni, sono stati occupati da questa pianta spinosa che gli agronomi considerano infestante. «Sono piante poco esigenti – spiegano gli esperti di CELIM -. Crescono e si diffondono su terreni aridi. Prendono spazi preziosi per l’agricoltura e, allo stesso tempo, sono pericolose per il bestiame. Una loro eccessiva diffusione è quindi dannosa per l’economia locale, ma i fichi d’India possono anche trasformarsi in una preziosa risorsa per il territorio».

Marmellate e liquori

Come insegnano gli agricoltori siciliani, il fico d’India possiede infatti tante qualità. L’Opuntia ficus-indica, questo il suo nome scientifico, ha un notevole valore nutrizionale, essendo ricco di minerali, soprattutto calcio e fosforo, oltreché di vitamina C. La risorsa alimentare più pregiata è rappresentata dai frutti, chiamati fichi d’India, che, oltre a essere consumati freschi, possono essere utilizzati per la produzione di succhi, liquori, gelatine, marmellate, dolcificanti. Anche le pale possono essere mangiate fresche, in salamoia, sottoaceto, candite, sotto forma di confettura. Vengono utilizzate anche come foraggio.

I contadini possono quindi organizzare un’attività di trasformazione grazie alla quale sono in grado di ottenere un reddito aggiuntivo. «Sfruttando quella che è da tutti considerata come una pianta dannosa – osservano gli esperti di CELIM -, è possibile aumentare la forza economica degli agricoltori. Che è poi uno degli obiettivi principali che si poniamo».

Aumentare la resilienza

L’obiettivo del progetto è infatti sostenere 770 contadini aiutandoli a costruirsi competenze agronomiche più aggiornate, migliorando il loro accesso alle fonti idriche e creando opportunità di reddito alternative alla coltivazione (turismo, trasformazione prodotti agricoli, ecc.).

«Tutte le azioni privilegiano metodologie ecocompatibili e hanno una ricaduta positiva nella lotta alla desertificazione e nella tutela delle risorse del territorio – concludono gli esperti CELIM -. Ciò, in parallelo, accresce la capacità di resilienza delle popolazioni locali, permettendo loro di resistere meglio ai profondi cambiamenti climatici in atto nell’Africa orientale».