• Nella contea di Laikipia nel Nord del Kenya i contadini devono far fronte a condizioni di vita e di lavoro complesse. La carenza di fonti idriche, la terra difficile da coltivare e il mancato sviluppo di attività alternative, il tutto amplificato dai profondi cambiamenti climatici in atto, non offrono prospettive sicure agli abitanti della regione che così si spostano in altre aree del Paese o emigrano.

    Obiettivo del progetto: si darà vita a una serie di iniziative volte a rafforzare le conoscenze tecnico-agricole dei contadini e a sviluppare una serie di attività (turismo, trasformazione di prodotti agricoli, ecc.) che aumentano le capacità di resilienza delle comunità locali.

  • 770 i beneficiari diretti del progetto

    Creare filiere di trasformazione dei prodotti

    Sviluppare il comparto turistico nella contea

La terra è dura. L’acqua è poca. La vegetazione è scarsa e composta di piante infestanti. I contadini fanno fatica a tirare avanti. Ci provano. Eccome se ci provano. Cercano, con grandissima fatica e scarissimi risultati, di trarre un minino di sostentamento da quel terreno così ingrato. Osano, addirittura, mettersi insieme per creare piccole imprese e sfruttare le poche risorse per migliorare il proprio reddito. Tutto però è così difficile. Il Kenya settentrionale non è un luogo semplice in cui vivere e lavorare. Ed è qui che CELIM, in collaborazione con Ipsia, ha lanciato un progetto per sostenere l’agricoltura e rilanciare le attività che possono integrare i redditi dei contadini.

La terra è arida. Manca l'acqua. I contadini cercano di resistere, ma non hanno le competenze

Il progetto prende ispirazione dai principi della permacoltura, che è un metodo per progettare e gestire paesaggi antropizzati in modo che siano in grado di soddisfare bisogni della popolazione quali cibo, fibre ed energia e, al contempo, presentino la resilienza, ricchezza e stabilità di ecosistemi naturali. L’obiettivo è incrementare la produzione agricola e la redditività delle iniziative imprenditoriali di 770 contadini e, allo stesso tempo, accrescere la loro capacità di resilienza nelle aree semiaride di Laikipia.

Fichi d'India

Quali azioni saranno messe in atto? Si inizierà dalla formazione degli agricoltori. Saranno organizzati corsi ad hoc per aiutare i contadini ad apprendere le tecniche più efficaci di coltivazione in un ambiente così ostico come quello del Kenya settentrionale. Ciò, però, non basta. Il progetto prevede anche la consegna di equipaggiamenti adatti, un miglioramento dell’accesso alle fonti idriche e il supporto a filiere di trasformazione adatte ai climi aridi. Gli agricoltori impareranno così non solo le tecniche dell’apicoltura e di coltivazione dell’aloe e del fico d’India, ma apprenderanno anche a produrre miele, marmellate, essenze che garantiranno loro di ottenere un reddito aggiuntivo.

  • Mi chiamo Angela Mariotti, lavoro in Kenya per rafforzare la sicurezza alimentare delle comunità

Proprio sul fico d’India si concentrerà l’attenzione del progetto. Considerata una pianta infestante e pericolosa per le mandrie delle popolazioni masai, ha però tante qualità. L’Opuntia ficus-indica, questo il nome scientifico, ha un notevole valore nutrizionale essendo ricco di minerali, soprattutto calcio e fosforo, oltreché di vitamina C. La risorsa alimentare più pregiata è rappresentata dai frutti, chiamati fichi d’India, che oltre a essere consumati freschi, possono essere utilizzati per la produzione di succhi, liquori, gelatine, marmellate, dolcificanti. Anche le pale possono essere mangiati freschi, in salamoia, sottoaceto, canditi, sotto forma di confettura. Vengono utilizzati anche come foraggio.

Pastore nel Nord Kenya

Il progetto scommetterà anche sul potenziamento del settore turistico. La contea di Laikipia ha grandi potenzialità di questo comparto. Ha una flora e una fauna (bufali, elefanti, leoni, leopardi, rinoceronti) incontaminate, che possono essere sfruttate per tour turistici individuali o di gruppo. Gli appassionati possono anche fare bird-watching, osservando specie rare e poco conosciute in Europa e nel Nord America. Nella contea c’è anche una grande varietà di culture legate alle differenti etnie che ci vivono. Può quindi diventare interessante creare percorsi che prevedano un contatto con le diverse comunità. Il progetto lavorerà cercando di privilegiare metodologie ecocompatibili nel rispetto delle risorse del territorio.

Il progetto scommetterà anche sul potenziamento del settore turistico. La contea di Laikipia ha grandi potenzialità di questo comparto

Sintesi schematica del progetto

L’obiettivo del progetto è sostenere i gruppi agropastorali della contea di Laikipia, zona arida del Kenya settentrionale.  In particolare, si intende assistere 770 contadini aiutandoli a costruirsi competenze agronomiche, migliorando il loro accesso alle fonti idriche, creando opportunità di reddito alternative alla coltivazione (turismo, trasformazione prodotti agricoli, ecc.). Primo firmatario del progetto è Ipsia. Come partner del progetto, CELIM contribuisce attraverso:

  • La formazione e la dotazione di equipaggiamenti più moderni e robusti per l’agricoltura.
  • L’acceso idrico per quattro villaggi.
  • Il supporto a filiere di trasformazione dei prodotti agricoli.
  • Potenziamento del settore turistico.

Tutte le azioni privilegiano metodologie ecocompatibili e hanno una ricaduta positiva nella lotta alla desertificazione e nella tutela delle risorse del territorio.

  • Titolo progetto
    Coltivare il futuro – Filiere agricole ecosostenibili in Kenya

    Responsabile progetto
    Angela Mariotti, kenya@celim.it

    Date
    settembre 2019/aprile 2022

  • Capofila progetto
    Ipsia

    Partner
    Cap Holding
    Università degli Studi di Milano –
    Dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente

Finanziatori del progetto

Sostieni il progetto

  • 20 €

    Acquisti nuovi attrezzi per i contadini

  • 80 €

    Sostieni il corso di formazione di un contadino

  • 150 €

    Aiuti la realizzazione di opere idrauliche

  • 300 €

    Aiuti la coltivazione del fico d'India e la trasformazione dei suoi frutti

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