Progettare il territorio integrando armoniosamente l’uomo con l’ambiente e i suoi elementi (abitazione, alimentazione, risorse naturali, relazioni umane e sociali). È questo l’obiettivo della permacultura, attraverso la quale si cerca di realizzare insediamenti duraturi, il più possibile simili a ecosistemi naturali, tramite il riconoscimento, l’utilizzo e l’armonizzazione delle componenti del paesaggio (morfologia, clima, terreno, acqua, vegetazione, animali) sviluppando rapporti di sostegno reciproco tra gli elementi dell’ambiente e i bisogni delle persone e basandosi su uno stile di vita «non predatore».

È questo principio che ha ispirato «Coltivare il futuro. Filiere agricole ecosostenibili in Kenya», progetto che CELIM sta portando avanti Nella contea di Laikipia nel Nord del Paese.

La parola «permacultura» è stata creata dagli agronomi australiani Bill Mollison e da David Holmgren a metà degli anni Settanta per descrivere un sistema integrato ed evolutivo di specie vegetali e animali perenne o auto-perpetuante, e utile all’uomo.  All’inizio significava «permanent agriculture», agricoltura permanente. Una definizione più corrente di permacultura è «terreni progettati coscientemente in modo da riprodurre gli schemi e le relazioni presenti in natura, in grado di produrre abbondanza di cibo, fibre ed energia al fine di provvedere ai bisogni locali». Le persone, i loro edifici e il modo in cui organizzano se stessi sono centrali nella permacultura. Perciò la visione è quella di una agricoltura permanente o sostenibile si è evoluta in una cultura permanente o sostenibile.

In Kenya, CELIM sta lavorando proprio in questa direzione. In collaborazione con Ipsia, ha lanciato un progetto per sostenere l’agricoltura e rilanciare le attività che possono integrare i redditi dei contadini.

Attraverso la formazione, si cerca di trasmettere agli agricoltori le tecniche più efficaci di coltivazione in un ambiente ostico come quello del Kenya settentrionale. A fianco delle attività agricole si lavora per strutturare alcune filiere di trasformazione (tra le quali l’apicoltura, la coltivazione dell’aloe e quella del fico d’India) e il turismo.

«La scommessa – spiegano i responsabili CELIM – è dar vita a una serie di iniziative volte a rafforzare le conoscenze tecnico-agricole dei contadini e a sviluppare una serie di attività che aumentano le capacità di resilienza delle comunità locali. Questa visione è indispensabile in una regione in cui i cambiamenti climatici stanno mettendo in discussione antiche certezze. Offrire alternative economicamente vantaggiose e rispettose dell’ambiente può disegnare un futuro sostenibile per le popolazioni locali. Proprio in una visione che si ispira alla permacultura».