In Albania si sta aspettando il lieto evento. A ottobre è prevista la schiusa di un nido di tartarughe caretta caretta a Dhërmi, nei pressi di Valona, nel Sud del Paese. Un evento importante perché segna la presenza sulle coste albanesi di questa specie un tempo diffusa nel Mediterraneo, ma ora sempre più in pericolo a causa dell’inquinamento delle acque e della presenza dell’uomo. Sarebbe la seconda volta quest’anno che le uova depositate su una spiaggia del Sud dell’Albania si schiudono. Già tra la notte tra l’8 e 9 agosto, lo staff di AdZM (Agenzia per la protezione delle aree naturali) di Fier ha assistito alla nascita di tartarughe sulla spiaggia di Divjaka (immagini nel video).

Dall’inventario del nido, risultano 79 tartarughe marine nate da un totale di 106 uova. Questa operazione è molto importante per definire la percentuale di successo riproduttivo (in questo caso del 74%), ma anche per aiutare eventuali neonati rimasti intrappolati sottoterra. “Noi di CELIM – spiegano Manuel Castelletti e Angela Zeneli di CELIM Shqiperi – abbiamo dato il nostro supporto ad AdZM Fier con l’acquisto dei materiali necessari alla protezione del nido e partecipando ai turni di guardia nei giorni della schiusa. Il nido era stato trovato dallo staff alla fine del mese di giugno, nel corso di uno dei monitoraggi effettuati da AdZM Fier. Sempre CELIM ha rilevato altri due nidi, purtroppo sono stati contaminati dall’acqua salata e non è stato possibile portare le uova alla schiusa. Un vero peccato”.

Questi risultati sono stati raggiunti grazie a una attività di monitoraggio effettuata dai volontari di CELIM nell’ambito di NaturAlbania BLUE coAL-ITion, progetto portato avanti con VIS e CESVI e il finanziamento di Aics Tirana. “Nei mesi scorsi, continuano Manuel e Angela – abbiamo organizzato monitoraggi delle spiagge alla ricerca di nidi da proteggere e, parallelamente, campagne di sensibilizzazione della popolazione locale e dei turisti, per unirci tutti nello sforzo di tutelare le tartarughe e l’habitat in cui vivono le tartarughe”.

Intanto, CELIM sta realizzando un centro di recupero per animali feriti o in difficoltà. “La struttura è stata completata e presto sarà allestita con il materiale e l’equipaggiamento necessari per entrare pienamente in funzione – concludono Manuel e Angela -. Sarà un elemento importante per la salvaguardia di un animale così prezioso per l’ecosistema del Mediterraneo”.

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