“Vivere e lavorare nel sud del Libano negli ultimi due anni è stato sia difficile che gratificante”, dice Dana Sabek, project officer di CELIM in Libano quando le viene chiesto come ha vissuto questo ultimo periodo. E’ una domanda difficile: dal 2023 la guerra nel sud e poi in gran parte del Paese si è sommata alla crisi economica e all’instabilità che avevano già interessato il Libano a partire dal 2019.
Davide Bonetti, project manager e rappresentante Paese, invece, è arrivato per la prima volta in Libano a febbraio. “Sono arrivato dopo il cessate il fuoco, e nonostante siano passati solo pochi mesi mi sento già a casa”, racconta. Questo è l’effetto Libano, nonostante tutto.
Qui CELIM è presente dal 2013 con progetti che negli anni si sono occupati di diritti umani, agricoltura sostenibile, sviluppo rurale e gestione dei rifiuti, collaborando con la società civile, le scuole e le istituzioni a diversi livelli. “C’è collaborazione, specialmente quando un progetto risponde ad un bisogno reale e include la comunità nel processo”, dice Sabek.
Negli anni l’azione si è concentrata sul sud del Paese dove l’agricoltura, e soprattutto la produzione di olio d’oliva, è la principale fonte di reddito. Come spiega Bonetti, l’obiettivo è quello di contribuire alla sussistenza economica attraverso progetti che siano sostenibili nel tempo. “Un esempio è DOT Olive, il progetto sulla produzione di olio d’oliva che ha avuto un impatto nella cittadina di Hasbaya con l’apertura della stazione di imbottigliamento e di nuovi canali di vendita verso l’estero”, spiega.
Per i progetti di natura ambientale non è diverso. La gestione dei rifiuti, l’inquinamento e l’implementazione di misure a tutela dell’ambiente rappresentano ulteriori sfide per un Paese che già affronta difficoltà di diversa natura. Secondo una stima di UNDP ogni giorno si producono in Libano circa 6.500 tonnellate di rifiuti solidi urbani, la maggior parte dei quali finisce in discariche spesso informali.
“Anche a causa della crisi economica le persone sono più interessate quando le azioni relative all’ambiente portano a benefici reali, come il risparmio di denaro, il miglioramento della salute e la creazione di posti di lavoro, ma c’è anche una presa di coscienza crescente, specialmente tra i giovani”, dice Sabek.
A partire da ottobre 2023 il sud Libano è stato al centro degli scontri tra il gruppo armato e partito politico Hezbollah e Israele che hanno portato all’allargamento del conflitto e all’invasione del territorio libanese da parte delle forze israeliane. Anche dopo il cessate il fuoco la situazione rimane precaria.
Con l’escalation della guerra il lavoro delle organizzazioni sul territorio si è adattato a rispondere all’emergenza. “Con il progetto finanziato dalla CEI, abbiamo supportato gli sfollati interni arrivati ad Hasbaya a causa della guerra fornendo pasti, coperte, stufe, beni di primissima necessità”, spiega Bonetti.
Allo stesso tempo, grazie al personale e ai partner locali, le altre attività non si sono fermate. “Anche durante la guerra, CELIM è rimasto vicino alla comunità, lavorando in maniera flessibile e fornendo soluzioni pratiche, rivolte ai bisogni delle persone per mantenere il progetto di gestione dei rifiuti attivo anche se in un contesto mutevole e con risorse e possibilità limitate”, spiega Sabek. E’ così per lei che CELIM si è guadagnata la stima delle persone.
A fare la differenza secondo Bonetti, è la capacità di creare delle buone connessioni con realtà locali ben integrate, come la fondazione El Khalil. “In questo modo l’analisi dei bisogni avviene partendo dal basso ed è priva di idee precostituite. Questa è già una base solida per costruire la sostenibilità di un progetto, sperando di rendere la nostra presenza più stabile e di ampliare il raggio di azione verso altre zone a tradizione agricola nel Paese”, conclude.