“Una delle prime cose che colpisce quando si arriva in Kosovo è il numero di giovani. Si nota subito, basta girare per la strada”, racconta Nicola Bassi, Project Manager di CELIM in Kosovo. Come giovane è anche la Repubblica del Kosovo, indipendente da soli diciassette anni e solo parzialmente riconosciuta, incastonata nel sud est d’Europa, tra Serbia, Albania, Montenegro e Macedonia del Nord.

Secondo uno studio citato da UNDP nel 2008 più della metà della popolazione non aveva più di 25 anni. Oggi l’età media è di 34.8, anche se il Kosovo resta uno dei Paesi più giovani d’Europa.

Dalla fine della guerra nel 1999, il Paese ha attraversato tutte le fasi della ripresa: dalla gestione dell’emergenza e della ricostruzione, fino alla richiesta di adesione all’Unione europea per cui non è ancora considerato un candidato ufficiale, ma solo potenziale anche a causa del parziale riconoscimento internazionale e delle tensioni politiche con la Serbia.

CELIM ha accompagnato ogni fase di questo percorso lavorando nel Paese dal 2000 con progetti che negli anni hanno seguito le conseguenze dirette della guerra dovuta alla dissoluzione della Jugoslavia e al conflitto con la Serbia, passando per il microcredito e la graduale transizione verso lo sviluppo economico, l’imprenditoria e il turismo sostenibile. Fino all’espansione in Nord Macedonia nel 2019.

Valon Mejzini, Rappresentante Paese è uno dei più longevi collaboratori di CELIM. Ha iniziato a lavorare in Kosovo nel 2009. Il suo percorso racconta la storia di questo paese. “Ho iniziato come Project Manager e anno dopo anno CELIM Kosovo è cresciuta, ampliando la sua rete di partnership nel Paese” racconta.

Come spiega Mejzini,  CELIM Kosovo si è occupata di sviluppo economico anche contribuendo alla nascita di nuove imprese con progetti che puntano alla creazione di posti di lavoro attraverso corsi di formazione e sostegno alle start-up. “I giovani sono tanti e la disoccupazione giovanile è un dato significativo. L’accesso al mondo del lavoro è particolarmente difficile per le donne e le minoranze, come rom, ashkali ed egiziani balcanici”, aggiunge Bassi.

Negli ultimi anni il lavoro di CELIM in Kosovo si è anche concentrato sullo sviluppo e sulla promozione del turismo sostenibile con l’aiuto di partner locali ed internazionali, come il Club Alpino Italiano (CAI) e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS). “Il progetto NaturKosovo ha puntato sulla valorizzazione dell’antica Via Dinarica che attraversa i Balcani, ripristinando e ampliando i percorsi escursionistici del tratto che passa per il Kosovo”, spiega Bassi.

Inclusa nei “100 hikes of a lifetime” – le 100 escursioni della vita del National Geographic, la Via Dinarica attraversa le alpi Dinariche fino alle cosiddette “montagne maledette” e include una serie di percorsi che raccontano la storia, la cultura e la natura dei Balcani.

Secondo l’Agenzia Statistica del Kosovo, dal 2008 al 2022 il numero di visitatori nel Paese è aumentato di circa dieci volte, passando da circa 44mila a 460mila e – come in Albania – l’economia del turismo rischia di incidere sulla protezione ambientale e delle risorse naturali.

“Ma le persone più giovani sono anche le più consapevoli e sensibili verso le tematiche ambientali, spesso in controtendenza con le amministrazioni locali”, spiega Bassi. “Per questo il lascito del lavoro fatto attraverso il progetto ai più giovani in quanto personale formato per la gestione dei sentieri, e la generale responsabilità di attori locali e cittadini rappresentano il valore aggiunto che caratterizza l’azione di CELIM nel Paese”, conclude.

Di Agnese Stracquadanio

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